Quando nel 1971 il buon vecchio Walter Della Monica da Ravenna, animatore insieme allo scomparso Tony Comello di quell'esperienza entusiasmante che fu il "Trebbo Poetico" che infiammò dal 1956 al 1965 le piazze di ogni parte d'Italia, ideò il Premio Giornalistico "Guidarello" per dare un giusto riconoscimento ai giornalisti che valorizzavano l'arte e la cultura emilio-romagnole, non poteva immaginare nemmeno lontanamente gli sviluppi che avrebbe preso. Per circa trent'anni il Premio fu gestito da personaggi locali comunque di altissimo spessore (uno per tutti, Sergio Zavoli), premiando giornalisti locali ma anche nazionali sia per il loro contributo alla conoscenza delle nostre zone e delle loro peculiarità, sia per la loro caratura e autorità indiscussa. Ad esempio nel 1990 ebbi la fortuna di incontrare uno dei miei idoli assoluti, Gianni Brera, un anno prima che morisse in un incidente d'auto. Ma i tempi cambiano, si sa, e una città come Ravenna non può vivere solo di basiliche bizantine, di mosaici e simili quisquilie. E così da qualche anno anche il "Guidarello" si è "modernizzato". Via l'ottuagenario Della Monica, e con lui anche tutti quelli che hanno reso questo premio da provinciale a nazionale, e di grande lustro, e dentro un nuovo comitato presieduto da uno che di giornalismo se ne intende, eccome: il mitico Bruno Vespa. Sì, proprio quello che nel dicembre 1969 informò l'Italia tutta che era stato preso il vile attentatore di Piazza Fontana, l'anarchico Pietro Valpreda, scagionato dopo anni di processi e dopo avergli rovinato l'esistenza. Insomma, largo ai giovani e al "nuovo" che avanza. E cosa t'inventa il Vespabruno per "rialzare" le sorti del Guidarello? Idea da cento milioni: premiare ogni anno un personaggio televisivo, notissimo, ma che col giornalismo non c'entra un'emerita cippa di cazzo. E così, dopo Mike Bongiorno, Paolo Bonolis e Fiorello, quest'anno è toccato a Gerry Scotti, che, almeno lui, ha fatto l'unica domanda intelligente possibile da fare: "Ma perchè mi avete premiato?". Dopo questo picco isolato, il buon Gerry è subito ritornato nella media, o meglio, nella Mediaset, lamentandosi della lontananza dagli studi di Silvio Berlusconi: "Sapete, per via del conflitto d'interessi". Vero, Gerry, e magari perchè non dorme la notte per evitare processi o per studiare nuove barzellette da usare durante "vertici" come quello della FAO. Ma Vespa non si è fermato qui. Ai ragazzini delle tante scuole locali presenti nell'ottocentesco Teatro Alighieri ha raccomandato di non fare i giornalisti (giusto, se devono seguire il suo esempio...), e magari di costruire macchine movimento terra (serviranno molto, dato che stanno affossando l'agricoltura). Ovviamente non c'era solo il Riso Scotti fra i premiati, ma anche giornalisti veri come Oscar Giannino che ha demolito i giornalisti economici dipingendoli come i "più stupidi di tutti" (io mi sarei limitato a prezzolati), Massimo Mucchetti e Mario Deaglio. Mucchetti in particolare ha gelato la borghesissima e tronfia platea dicendo che se fosse in Berlusconi "comincerei a tassare il capitale morto", ossia le seconde, triple e quarte case, rintuzzato però dal VespaB. che ha rassicurato gli indigenti presenti dicendo: "Ma Berlusconi tanto non lo farà mai". Tra i premiati col Guidarello ad honorem un altro famoso "giornalista", Guido Bertolaso, che ha confermato il proposito di mollare la Protezione Civile a fine anno, rintuzzato dallo straziato VespaBrrrr che lo ha implorato di rimanere, perchè lui è colui "che insieme a Berlusconi ha risolto il problema dei rifiuti a Napoli". E anche qui giù applausi. Più tiepidi invece gli applausi al sindaco Matteucci (PD ma non lo dimostra) a cui il solito insetto ha chiesto come si sente nelle vesti del sindaco "giustiziere", dato che a Ravenna ormai ti proibiscono persino di respirare emettendo suoni di frequenze troppo acute pena multe salatissime. Insomma, questo è quanto. Termino dicendo che ai tempi di quando conobbi il mitico Giuanun collaboravo con sei testate giornalistiche locali e nazionali, e al Guidarello un pensierino ce l'avevo fatto, magari in età matura. Se lo tengano per loro, adesso, il loro premio di merda. Io adesso ho l'amore e i baci di Pralina, e questo è il mio premio più bello. E comunque non perdetevi le prossime edizioni. Potrete vedere dal vivo Pippo Baudo, Antonella Clerici, lo stesso Berlusconi...
Rubrica di phrasi memorabili, detti proverbiali, laNpi di saggezza e pholgorazioni stupephacenti. Supplemento all'INSEMINATORE ROMANO e sue philialy. A cura del nostro direttore Alcide Brunazzi (photo acc.nt.o)
Ero un ragazzo chiuso. Alle ragazze scrivevo lettere che non spedivo mai... mi innamoravo moltissimo...
FEDERICO MOCCIA
Nel cinema si tende a far prevalere modelli irreali di donne, in cui io e le mie coetanee non ci riconosciamo
CAROLINA CRESCENTINI
Mi sono sposata a trent'anni e ho quattro figli. Mantenere un'identità privata ti tiene coi piedi per terra
MERYL STREEP
Amo scrivere cose bollenti. Adesso voglio arruolare Brad Pitt: è sexy e mi riempie di complimenti
JACKIE COLLINS
Non andrei mai a cena con un nemico-nemico, uno che mi fa schifo. Uno che non mi fa schifo è Fini...
VITTORIA PUCCINI
Quando lascerò la tv per eccesso di rughe mi darò al volontariato. Però molto dopo i sessant'anni...
BARBARA D'URSO
Non ho mai corso dietro alle donne sposate. Anche perchè sarebbe stato difficile per loro nascondermi in un armadio
BUD SPENCER
Le due figle di Michelle e Barak Obama sono spigliatissime. Devo proprio dirlo, sono una gran bella famiglia
TARCISIO BERTONE
Sono uno di quelli che al cinema si commuove, ma non ho paura di esprimere le mie emozioni
PIERFRANCESCO FAVINO
Non fate come me. Bisogna che i giovani tornino allo studio e s'impegnino moltissimo
AMBRA ANGIOLINI
Per'ragioni di scarso teNpo adi sposizione L'INSEMINATORE tornerah la sett.ana proxima con vn (1n) ricko nvmero doppio. Ce ne iscvsiamo coi ns.ri apphezionatyj & avidy lettorij.
Nel 1823 la piazza di Bologna era retta da un ufficiale dell'Impero che di cognome faceva banalmente Ferrari. Trent'anni dopo troviamo uno il cui cognome era Gandini. Ovviamente Bologna faceva parte dello Stato Pontificio, ma le guarnigioni erano austroungariche, o meglio, italoaustroungariche. Gli ufficiali erano spessissimo veneti, friulani o tridentini: terre dove la disoccupazione era all'epoca molto importante e una delle poche valvole di fuga era la divisa militare. Ma la storia procedette piuttosto in fretta, un pò come oggi. Nel 1859, dopo la Seconda Guerra d'Indipendenza, Papa Pio IX rinunciò alla Legazione delle Romagne, di cui Bologna era capoluogo, e il 12 giugno di quell'anno le truppe austriache, quindi, partirono da Bologna scortando il Legato Pontificio verso le Marche, abbandonandosi a pochi e occasionali episodi di saccheggio. Bologna non avrebbe più rivisto i "gambini" (chiamati così a causa dei pantaloni attillati e azzurri dell'uniforme), e nemmeno il battaglione di guardie svizzere acquartierato in città. Presenze che animavano i tanti bar all'aperto della città felsinea, provvedendo così ad una piccola economia, ma che di tanto in tanto si rendevano colpevoli di episodi squallidi: stupri, accoltellamenti, piccoli furti e altro, peraltro sanzionati con fucilazioni dopo processi brevissimi (un'esempio magari per l'odierna riforma della giustizia, sopratutto per certi odiosi e infami reati). I Ferrari e i Gandini non erano casi isolati, come si è detto. Il maggiore Ferrari gestiva la sosta in città dei contingenti austriaci che a piedi scendevano verso il Regno di Napoli, dopo i moti del 1821, gli ultimi dei quali ritornarono indietro solo nel 1827. Per altri sette anni Bologna fu uno snodo importante, con un transito annuo di oltre diecimila soldati. Per giungere da Napoli a Loiano, paesino sui primi contrafforti appenninici, le truppe impiegavano un mese abbondante transitando dal Granducato di Toscana, retto dalla casata dei Lorena, che era imparentata strettamente con gli Asburgo. Non che la città fosse poi così pronta a ospitare questa enorme massa di gente, dato che spesso bivaccavano in ex chiese e ospedali, e tenendo poi di conto che dìetro ai soldati c'era anche un enorme "indotto": attendenti, postiglioni, cuochi, prostitute, eccetera. Di Gandini invece sappiamo che firmava i lasciapassare per il transito notturno attraverso le porte della città. Seguì quindi un governo provvisorio retto da Luigi Carlo Farini che traghettò il tutto verso il referendum dell'anno dopo in favore dell'unione col Regno di Sardegna, referendum farsa in quanto una infinitesima parte della popolazione aveva diritto al voto. Cambiarono la bandiera, le emissioni filateliche, quelle monetarie, e le divise dei soldati che giravano per strada, ma per il resto poco o nulla. D'altro canto, come si fa dire ad un personaggio del "Gattopardo", romanzo ambientato in Sicilia proprio in quel periodo, "in Italia tutto cambia perchè nulla cambi".
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Asterix: la nascita dal genio di Goscinny e Uderzo nel 1959 d.C. L'estate 1959 è piuttosto afosa. Il modesto edificio di Bobigny è soffocante. Piazzati sul terrazzino, di fronte ai maestosi alberi verdeggianti che nascondono il vasto cimitero di Pantin, René e Albert "fumano" in tutti i sensi. I portacenere sono eternamente pieni, i bicchieri di pastis eternamente vuoti. I due amici, cicca all'angolo della bocca, ridacchiano per una qualche idea bislacca, delirante o volgare, sopraggiunta ad attenuare per pochi istanti la tensione. Intanto Sylvie, una bimba di tre anni, s'infila tra le gambe di René, poi si aggrappa a quelle di suo padre e pilucca un'oliva, partecipando con ciò, inconsapevolmente, alla riflessione più proficua della storia del fumetto contemporaneo. «Rifacciamo una cronologia storica: dammi le grandi fasi della nostra storia» chiede René. L'idea era stata già adottata per certe loro vecchie vignette. Coscienzioso com'è, ridarella a parte, Albert attacca col paleolitico. Ma... paleolitico uno, paleolitico due, per mancanza di acquirenti l'uomo delle caverne non viene aggiudicato. Posando il bicchiere di pastis sul tavolo, il disegnatore fa: «E poi vennero i galli...»L'altro lo blocca al volo con una sfilza di battute sull'epoca gallica: l'idea c'é, forse... Le mani si mettono in movimento, le parole si accavallano, le sigarette vengono spente per poter prendere degli appunti. In fatto di Storia dei galli, la cultura dei due è pari a quella del francese medio: Vercingetorix, mitico capo dai capelli lunghi e biondi e i baffi, si arrende un giorno a Giulio Cesare. Tutto qui. Ma i due vogliono concedersi il lusso di riscrivere la Storia: tentazione irresistibile per dei comuni mortali. E allora... no, nel 50 a.C. Cesare non conquista proprio tutta la Gallia: a resistere ancora e sempre all'invasore c'è un piccolo villaggio popolato da cuginetti di Vercingetorix, i cui nomi difatti finiscono in "ix": stravolta a dovere l'ortografia francese, il dizionario Goscinny-Uderzo ha dalla sua la forza dell'evidenza. L'esplosiva scintilla che scaturirà dalle loro strisce parte tutta da questa trovata iniziale: un villaggio di irriducibili, assolutamente verosimile, nato dalla fantasia di due sensibili fumettisti e inguaribili sognatori.
Una breve riflessione e René conclude che i loro nomi finiscano in "us", la qual cosa riserverà la sorpresa di non pochi gustosi patronimici. Ma come fa il villaggio a contrapporsi alle legioni romane, numerose e ben fornite di armi come sono? È la genialità di Albert a fornire in tutta naturalezza la soluzione del problema: una pozione magica messa a punto, anzi... cotta a puntino, dal druido del villaggio, il saggio, il sapiente, l'onnisciente Panoramix. |
| Breve storia di Asterix | |
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29 ottobre 1959. Sulle pagine del numero uno di Pilote nasce Asterix, il personaggio a fumetti francese più famoso di sempre, e probabilmente uno dei più conosciuti al mondo intero. In questi quarantuno anni Asterix ha vissuto le più fantastiche avventure, girando tutto il mondo sempre in compagnia del fido Obelix, e aiutato spesso nelle sue imprese dagli altri membri del famoso villaggio Gallico che “rifiutò di arrendersi a Cesare!”
Indomito, caparbio, dal grande cuore e dal robusto appetito Asterix incarna da subito i tratti del francese medio, e non può fare a meno di conquistare il cuore di tutti, grandi e piccoli. |
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Autori di quella storia furono due giovani ma già affermati autori, René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni). I due si conoscevano già prima di realizzare Asterix. Il binomio Goscinny-Uderzo nacque infatti già nel 1951 con il primo personaggio Jehan Pistolet. Seguirono tra gli altri "Luc Junior", "Benjamin e Benjamine", e il più famoso "Umpa-pà", che si può definire il precursore più diretto di Asterix come impostazione delle gag comiche e riuscita complessiva del personaggio. Ciononostante, l’immediato e indiscutibile successo di Asterix prese alla sprovvista i due, che da quel momento in poi si ritrovarono legati mani e piedi alle gesta del piccolo gallo scorbutico e dal nasone. Dal 1961 fino al 1976 "Le avventure di Asterix & co.", uscite prima a puntate su Pilote, verranno ripubblicate con cadenza annuale o addirittura semestrale in alcuni periodi (dal 1965 al 1970 di seguito, e nel 1972) in albi cartonati di 48 pagine, che, in un certo senso, appartengono alla storia del costume francese. "Asterix e i Goti", "Asterix e Cleopatra", "Asterix e i Bretoni", "Asterix legionario", "Asterix alle Olimpiadi". Tutti capolavori che appartengono di diritto ad una biblioteca ideale, non solo della Bande Dessineé, ma del fumetto mondiale. Nel 1967 viene prodotto il primo film di animazione dedicato ad Asterix. Inizialmente pensato per la TV, viene dirottato a un certo punto sul grande schermo. Successo travolgente. In Francia alcuni “druidi” distribuiscono pozioni magiche ai bambini che attendono di entrare in sala. In Germania addirittura incassa più dell’attesissimo “Libro della Giungla“ di Walt Disney. A un personaggio che ha dimostrato di potere, unico in Europa, competere alla pari con i pesi massimi della Disney rimane un ultimo traguardo. E anche questo viene raggiunto nella primavera del 1989, quando alla periferia di Parigi viene inaugurato il Parco di Asterix, risposta francese a Disneyland. Ora Asterix ha veramente un villaggio “vero” in cui rifugiarsi quando vuole festeggiare con gli amici la fine di un’avventura. |
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Anche Alda Merini ci saluta. Una delle più grandi poetesse del XX secolo, con una vita travagliatissima e romanzesca. L'ho incontrata solo una volta, nel 1993, quando fu ospite del Premio Letterario Vallesenio a Riolo Terme, organizzato dalla mia grande amica e poetessa sublime Giuliana Montalti. Sbaglia chi pensa che con l'Alda se ne sia andata solo una poetessa. E' la vecchia Milano che se ne sta andando, quella dei Navigli, dove lei abitava e che io ho conosciuto quasi vent'anni fa. La Milano delle case a ringhiera. La Milano dei "trani", le vecchie osterie fumose chiamate così perchè ideate nel primo Novecento da immigrati pugliesi della zona di Trani, appunto. Luoghi dove si beveva a pochi soldi, dove sentivi il dialetto milanese vero, un magnifico impasto di dialetti padanocelti e vecchio longobardo. Ce ne sono pochissimi ormai, in gran parte spazzati via già dagli anni 80, dalla Milano da "bere", regno quasi personale di Bettino Craxi, del suo pupillo Paolo Pillitteri, che fu sindaco, e poi dal suo sodale Silvio Berlusconi. La Milano della Finanza, che non conosce regole. Anche la zona dei Navigli è cambiata. Ora ci sono locali alla "moda", belli ma assolutamente uguali a milioni di altri sparsi per il mondo. E c'è un fiume di cocaina che scorre, tanta. Resiste il vecchio Circolo Anarchico dei Malfattori, forse l'ultimo vero testimone di com'era la zona del Naviglio Pavese, un corso d'acqua carico di gloria, dato che all'epoca degli Asburgo Milano era uno dei primi PORTI d'EUROPA grazie ad esso. Rioccupato il vicino Centro Sociale Conchetta, dove ci sono le memorie del grande Primo Moroni, mitico fondatore della libreria "Calusca", che anche l'Alda ha frequentato per anni. Grande intellettuale libertario, amico fraterno di nomi mitici della cultura Europea del dopoguerra. Ma oggi siamo alla vigilia dell'EXPO del 2015, e quindi via questo ciarpame, perchè bisogna essere innovativi, tecnologici, all'avanguardia. E rialzare questo cazzo santissimo di PIL. Comunque, il funerale dell'Alda è domani pomeriggio in Duomo, per chi di voi è di Milano e ci può andare. Funerale di Stato per l'Alda, che sopravviveva col sussidio Bacchelli in un appartamentino da cui rischiò di essere buttata fuori tre anni fa, perchè la sua zona è sotto "ristrutturazione". Mi vien da vomitare. Vi lascio con una sua intensa poesia, "A tutte le donne". Che la polvere ti sia lieve, Alda.
Fragile, opulenta donna,
matrice del Paradiso,
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio,
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però ancora grida vendetta,
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata...
e allora diventi grande come la Terra!

