Chi sono

Utente: phederpher
Duemila anni fa mi chiamavo Lucio Sulpicio Precario, ed ero un noto poeta. Sono morto a Pompei durante l'eruzione del Vesuvio. Da tanto che ero famoso mi fecero persino un ritratto. Ritornato sulla terra dopo venti secoli di meritato sonno, ecco che faccio di nuovo il poeta e tengo pure un cugino di secondo grado che fa lo scultore, così anche stavolta ho l'immortalità assicurata. Alla facciacciona vostra!

Categorie

20 settembre
25 aprile
4 novembre

abate malthus
abba
abbronzatura estiva
abel paz
adelmo sofistici
afghanistan
al stewart
al yankovic
alba paletti
alcide brunazzi
alcide de gasperi
alcide e pralina
alda merini
aldo succi
alessandro guiccioli
alessio lega
alfonso failla
alfredo tassi
alitalia
alpinismo
alta cultura
alta velocitah
ambrosio vilhalva
america
amicizia
amore
anarchia
anarchici
anarchismo
andrea mingardi
andrew lloyd webber
angolo dei sentimenti
anna magnani
annunci matrimoniali
antifascismo
antimilitarismo
antonio ligabue
arte
artemide baccarini
arthur c clarke
asterix
attilio sassi
attualitĂ 
attualitĂ  giornalismo
aurelio peccei
australia
ave ninchi
babbo natale
bancomat
barak obama
barbun & terun
bellariafilmfestival
benito la mantia
benito mussolini
bertrando del poggetto
bill gates
birdwatchersfilm
blaugiob
bologna
bruce springsteen
bruno misefari
bruno vespa
bulangna in dialett
bundesliga
buongowerno
cacchetto sicurezza
caccole
calcio
campi da golph
campionati europei di calcio
canguri
carla bruni
carlo carrĂ 
carmelo bene
carmen & thompson
casalingue inquiete
cassaintegrati
cathal osearcaigh
centro sociale conchetta
cesare pavese
chat-line
cinema
civiltĂ 
clarisse deflorate
club di roma
codice cencelli
colette bryce
commenti pollitici
compleanni illustri
comunione e disperazione
creedence clearwater revival
crisi
cucina
cultura
daniel cohn-bendit
danilo casali
david beccam
david bowie
davide lajolo
deep purple
deserto
desolazione comunista
dino risi
dino sarti
discorsi della figa
discorsi di alta cultura
discount
don francesco fuschini
don perignon
economia
edizioni moby dick
edmondo de minchis
edmondo demicis
edoardo bennato
elezioni americane
elezioni europee
emilio canzi
ennio flaiano
ennio morricone
enti inutili
eretismo
ermanna montanari
ernesto galli della loggia
eros
eternitĂ 
eumir deodato
eutanasia
exit pollo
fabrizio de andrè
fai
fantascienza
fausto carpani
fausto certenotti
favacard
federico fellini
ferragosto
festival di venezia
firenze
flavio stilicone
foche bulgare
francesco balilla pratella
francesco cosfiga
francesco de gregori
francesco talanti
franco frabboni
franz campi
frasi celebri
frasi immortali
fumetti
futurismo
g8
gabriele dannunzio
gabriella cucca
gaio schizzolini
gary brackett
gatti
george brassens
george byron
george clunej
gerry scotti
gervasia paramatti
giacomo bulgarelli
giacomo leopardi
giamphilippo mormora
gianni mura
gino lucetti
gioacchino belli
gioacchino rossini
giorg clunej
giorgiana masi
giorgino cespuglini
giorgio soavi
giovanni guareschi
gipsy kings
giuseppe garibaldi
giuseppe maestri
giuseppe ungaretti
giuseppina federfini
gossip
grande caldo estivo
grande fratello
grande guerra
grandi interviste dellinseminato
grizko mascioni
hanon reznikov
henghel gualdi
herbert pagani
horst tappert
hugo claus
i diti nel naso
ignazio buttitta
ildegarda di bingen
incazzature planetarie
incazzature varie
indro montanelli
internet
intervallo
irlanda
ispettore clouseau
italo calvino
ivan della mea
jd salinger
jessica rabbit
jim jarmusch
johann strauss
john fogerty
john lennon
johnny depp
jorge guillen
judith malina
julian beck
julian lennon
la divina commedia
la noemi
le belle bandiere
le orme
leda rafanelli
leo de berardinis
leo longanesi
leonard cohen
leonardo sinisgalli
les paul
letteratura
lettere allinseminatore
licio gelli
linseminatore brianzolo
linseminatore democritico
linseminatore romano
livido prepuzio tagliato
living theatre
lodo alfano
lucania
lucio battisti
lucio sulpicio precario
lucy vodden
luigi cadorna
luigi einaudi
luigi gozzi
luigi lepri
luigi veronelli
mafalda trinariciuty
mago casanova
mago thelma
maltenpo
manlio cortellazzo
mara lafregna
marco bechis
marco mammella
marco martinelli
marco paolini
maria giovanna elmi
maria viteritti
mario benedetti
mario capanna
mario luzi
mario marenco
mario rigoni stern
marisa sannia
massimo bubola
massmerda
massoneria
matilde bassani finzi
mattia moreni
maura del serra
mauro de andrè
merda
merdaset
meryl streep
meteorologia
mikati sfashiolamoto
mike bongiorno
milan
milano
milva
ministra lafregna
ministro secchioni
ministro tremebondi
mino reitano
miting della micizia
mode estive
musica
musica leggera
musica rock
narrativa
naviglio pavese
neil young
nello agusani
noam chomsky
noi non ci sanremo
novitĂ  letterarie
nuvel cuisin
nuvole
olindo guerrini
oscar giannino
pacchetto sicurezza
pacifismo
palmyra menopausi
paola nicolazzi
paolo pietrangeli
papa natzinger
paperina
papua nuova guinea
partito democritico
pat boran
patria
patrick kavanagh
paul newman
percy bissey shelley
pesce daprile
pg wodehouse
phiere e sacre
phiere e sagre
piadina spy cam
piergiorgio farina
pierluigi celli
pietro gamba
pietro germi
pietro gori
pink floyd
pino masi
pittura
poesia
poesia latina
poesia lunare
politica
pollitica
polluzioni anticipate
ponte della bionda
popollo della liberta
porcotax
porta pia
pralina
pralino defructibus
premij ricevutij
premio guidarello
premio strega
premio viareggio
preservativi da pino
preti
primo moroni
prof alfio gargiulo
prof bianchini-himmler
progressive-rock
pubblicitĂ  regresso
punto g
racconti ineditj
radio marta isterica
raffaele de grada
ragazze tenaci
ragionier franceschini
raul gardini
ravenna
ravennafestival
recensioni
recuperij archeologicij
religione
renzo arbore
resistenza
resto del carlino
riccardo cassin
riccardo muti
ricette natalizie
richard wright
richie blackmore
rino gaetano
risorgimento
rivista poesia
roberto dupalle
rock and roll
roger federer
roger phederer
romagna
rosvita di gandersheim
rosy bindi
rsrssjrvln
sacre & phiere
samuele bersani
san ciccillo
sandro bond
santo bama
santobama
satira
satira politica
sbonfiata
scrytte ingivriose
sergio leone
sergio supercoffee
sesso e carnazza
show dei records
sicurezza
sidney pollack
silvio berlusconi
silvio buzzi
silvio pernacchioni
siura adalgisa
spiedo tricolore
ss pappa
ss pontephice
stampalternativa
stefano rosso
storia
suor bernarda
sweet
tavole da surph
teatro
teatro delle albe
teatro delle moline
televisione
tennis
teologia
teomondo scrofalo
teresa gamba guiccioli
terremoto in abruzzo
the beatles
the chieftains
tom walker
toni comello
tonino guerra
tony dipietra
trattifolkfestival
trebbo poetico
tullio kezich
tullio pinelli
turismo
uaar
uanna marchij
ubu re
ugo antonelli
umberto bossi
universitĂ  di positano
vacanze
vacanze deficienti
vacanze intelligenti
valeria marini
van johnson
vaticancro
vecchia bologna
vecchia ravenna
vedi napoli e poi cammina
veronica delirio
vino
virus influnza suina
vito riviello
vittorio gassmann
walter bidoni
walter fontana
warren buffett
weekend da rycordare
werder brema
woody guthrie
1968
2009

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 23 novembre 2009

la Sbonfiata del lunedì

Quando nel 1971 il buon vecchio Walter Della Monica da Ravenna, animatore insieme allo scomparso Tony Comello di  quell'esperienza entusiasmante che fu il "Trebbo Poetico" che infiammò dal 1956 al 1965 le piazze di ogni parte d'Italia, ideò il Premio Giornalistico "Guidarello" per dare un giusto riconoscimento ai giornalisti che valorizzavano l'arte e la cultura emilio-romagnole, non poteva immaginare nemmeno lontanamente gli sviluppi che avrebbe preso. Per circa trent'anni il Premio fu gestito da personaggi locali comunque di altissimo spessore (uno per tutti, Sergio Zavoli), premiando giornalisti locali ma anche nazionali sia per il loro contributo alla conoscenza delle nostre zone e delle loro peculiarità, sia per la loro caratura e autorità indiscussa. Ad esempio nel 1990 ebbi la fortuna di incontrare uno dei miei idoli assoluti, Gianni Brera, un anno prima che morisse in un incidente d'auto. Ma i tempi cambiano, si sa, e una città come Ravenna non può vivere solo di basiliche bizantine, di mosaici e simili quisquilie. E così da qualche anno anche il "Guidarello" si è "modernizzato". Via l'ottuagenario Della Monica,  e con lui anche tutti quelli che hanno reso questo premio da provinciale a nazionale, e di grande lustro, e dentro un nuovo comitato presieduto da uno che di giornalismo se ne intende, eccome: il mitico Bruno Vespa. Sì, proprio quello che nel dicembre 1969 informò l'Italia tutta che era stato preso il vile attentatore di Piazza Fontana, l'anarchico Pietro Valpreda, scagionato dopo anni di processi e dopo avergli rovinato l'esistenza. Insomma, largo ai giovani e al "nuovo" che avanza. E cosa t'inventa il Vespabruno per "rialzare" le sorti del Guidarello? Idea da cento milioni: premiare ogni anno un personaggio televisivo, notissimo, ma che col giornalismo non c'entra un'emerita cippa di cazzo. E così, dopo Mike Bongiorno, Paolo Bonolis e Fiorello, quest'anno è toccato a Gerry Scotti, che, almeno lui, ha fatto l'unica domanda intelligente possibile da fare: "Ma perchè mi avete premiato?". Dopo questo picco isolato, il buon Gerry è subito ritornato nella media, o meglio, nella Mediaset, lamentandosi della lontananza dagli studi di Silvio Berlusconi: "Sapete, per via del conflitto d'interessi". Vero, Gerry, e magari perchè non dorme la notte per evitare processi o per studiare nuove barzellette da usare durante "vertici" come quello della FAO. Ma Vespa non si è fermato qui. Ai ragazzini delle tante scuole locali presenti nell'ottocentesco Teatro Alighieri ha raccomandato di non fare i giornalisti (giusto, se devono seguire il suo esempio...), e magari di costruire macchine movimento terra (serviranno molto, dato che stanno affossando l'agricoltura). Ovviamente non c'era solo il Riso Scotti fra i premiati, ma anche giornalisti veri come Oscar Giannino che ha demolito i giornalisti economici dipingendoli come i "più stupidi di tutti" (io mi sarei limitato a prezzolati), Massimo Mucchetti e Mario Deaglio. Mucchetti in particolare ha gelato la borghesissima e tronfia platea dicendo che se fosse in Berlusconi "comincerei a tassare il capitale morto", ossia le seconde, triple e quarte case, rintuzzato però dal VespaB. che ha rassicurato gli indigenti presenti dicendo: "Ma Berlusconi tanto non lo farà mai". Tra i premiati col Guidarello ad honorem un altro famoso "giornalista", Guido Bertolaso, che ha confermato il proposito di mollare la Protezione Civile a fine anno, rintuzzato dallo straziato VespaBrrrr che lo ha implorato di rimanere, perchè lui è colui "che insieme a Berlusconi ha risolto il problema dei rifiuti a Napoli". E anche qui giù applausi. Più tiepidi invece gli applausi al sindaco Matteucci (PD ma non lo dimostra) a cui il solito insetto ha chiesto come si sente nelle vesti del sindaco "giustiziere", dato che a Ravenna ormai ti proibiscono persino di respirare emettendo suoni di frequenze troppo acute pena multe salatissime. Insomma, questo è quanto. Termino dicendo che ai tempi di quando conobbi il mitico Giuanun collaboravo con sei testate giornalistiche locali e nazionali, e al Guidarello un pensierino ce l'avevo fatto, magari in età matura. Se lo tengano per loro, adesso, il loro premio di merda. Io adesso ho l'amore e i baci di Pralina, e questo è il mio premio più bello. E comunque non perdetevi le prossime edizioni. Potrete vedere dal vivo Pippo Baudo, Antonella Clerici, lo stesso Berlusconi...


giovedì, 19 novembre 2009

I DITI NEL NASO

sopr 001Rubrica di phrasi memorabili, detti proverbiali, laNpi di saggezza e pholgorazioni stupephacenti. Supplemento all'INSEMINATORE ROMANO e sue philialy. A cura del nostro direttore Alcide Brunazzi (photo acc.nt.o)


 

 

Ero un ragazzo chiuso. Alle ragazze scrivevo lettere che non spedivo mai... mi innamoravo moltissimo...

FEDERICO  MOCCIA

Nel cinema si tende a far prevalere modelli irreali di donne, in cui io e le mie coetanee non ci riconosciamo

CAROLINA  CRESCENTINI

Mi sono sposata a trent'anni e ho quattro figli. Mantenere un'identità privata ti tiene coi piedi per terra

MERYL  STREEP

Amo scrivere cose bollenti. Adesso voglio arruolare Brad Pitt: è sexy e mi riempie di complimenti

JACKIE  COLLINS

Non andrei mai a cena con un nemico-nemico, uno che mi fa schifo. Uno che non mi fa schifo è Fini...

VITTORIA  PUCCINI

Quando lascerò la tv per eccesso di rughe mi darò al volontariato. Però molto dopo i sessant'anni...

BARBARA D'URSO

Non ho mai corso dietro alle donne sposate. Anche perchè sarebbe stato difficile per loro nascondermi in un armadio

BUD  SPENCER

Le due figle di Michelle e Barak Obama sono spigliatissime. Devo proprio dirlo, sono una gran bella famiglia

TARCISIO  BERTONE

Sono uno di quelli che al cinema si commuove, ma non ho paura di esprimere le mie emozioni

PIERFRANCESCO  FAVINO

Non fate come me. Bisogna che i giovani tornino allo studio e s'impegnino moltissimo

AMBRA  ANGIOLINI


 Per'ragioni di scarso teNpo adi sposizione L'INSEMINATORE tornerah la sett.ana proxima con vn (1n) ricko nvmero doppio. Ce ne iscvsiamo coi ns.ri apphezionatyj & avidy lettorij.

 

 


postato da: phederpher alle ore 20:53 | link | commenti (8)
categorie: i diti nel naso, frasi immortali
martedì, 17 novembre 2009

Vecchia Bologna dell'Ottocento

Nel 1823 la piazza di Bologna era retta da un ufficiale dell'Impero che di cognome faceva banalmente Ferrari. Trent'anni dopo troviamo uno il cui cognome era Gandini. Ovviamente Bologna faceva parte dello Stato Pontificio, ma le guarnigioni erano austroungariche, o meglio, italoaustroungariche. Gli ufficiali erano spessissimo veneti, friulani o tridentini: terre dove la disoccupazione era all'epoca molto importante e una delle poche valvole di fuga era la divisa militare. Ma la storia procedette piuttosto in fretta, un pò come oggi. Nel 1859, dopo la Seconda Guerra d'Indipendenza, Papa Pio IX rinunciò alla Legazione delle Romagne, di cui Bologna era capoluogo, e il 12 giugno di quell'anno le truppe austriache, quindi, partirono da Bologna scortando il Legato Pontificio verso le Marche, abbandonandosi a pochi e occasionali episodi di saccheggio. Bologna non avrebbe più rivisto i "gambini" (chiamati così a causa dei pantaloni attillati e azzurri dell'uniforme), e nemmeno il battaglione di guardie svizzere acquartierato in città. Presenze che animavano i tanti bar all'aperto della città felsinea, provvedendo così ad una piccola economia, ma che di tanto in tanto si rendevano colpevoli di episodi squallidi: stupri, accoltellamenti, piccoli furti e altro, peraltro sanzionati con fucilazioni dopo processi brevissimi (un'esempio magari per l'odierna riforma della giustizia, sopratutto per certi odiosi e infami reati). I Ferrari e i Gandini non erano casi isolati, come si è detto. Il maggiore Ferrari gestiva la sosta in città dei contingenti austriaci che a piedi scendevano verso il Regno di Napoli, dopo i moti del 1821, gli ultimi dei quali ritornarono indietro solo nel 1827. Per altri sette anni Bologna fu uno snodo importante, con un transito annuo di oltre diecimila soldati. Per giungere da Napoli a Loiano, paesino sui primi contrafforti appenninici, le truppe impiegavano un mese abbondante transitando dal Granducato di Toscana, retto dalla casata dei Lorena, che era imparentata strettamente con gli Asburgo. Non che la città fosse poi così pronta a ospitare questa enorme massa di gente, dato che spesso bivaccavano in ex chiese e ospedali, e tenendo poi di conto che dìetro ai soldati c'era anche un enorme "indotto": attendenti, postiglioni, cuochi, prostitute, eccetera. Di Gandini invece sappiamo che firmava i lasciapassare per il transito notturno attraverso le porte della città. Seguì quindi un governo provvisorio retto da Luigi Carlo Farini che traghettò il tutto verso il referendum dell'anno dopo in favore dell'unione col Regno di Sardegna, referendum farsa in quanto una infinitesima parte della popolazione aveva diritto al voto. Cambiarono la bandiera, le emissioni filateliche, quelle monetarie, e le divise dei soldati che giravano per strada, ma per il resto poco o nulla. D'altro canto, come si fa dire ad un personaggio del "Gattopardo", romanzo ambientato in Sicilia proprio in quel periodo, "in Italia tutto cambia perchè nulla cambi".


postato da: phederpher alle ore 14:19 | link | commenti (4)
categorie: politica, storia, risorgimento, vecchia bologna
domenica, 15 novembre 2009

L'INSEMINATORE CIOCIARO - Anno 2, numero 78

Ebbene sih, siamo ad inavgvrare vna nuowa philiale, cvella di Phrosinone! Anche quih ricko cocker con tanta bella gente, ceh persino il prephetto e phamiglia. Che bello, stiamo phacendo strada'a! Direttore al settimo (7moh) cjelo: Dott. Alcyde Brvnazzi.


NUOVA  LEGGE  SALVAPERNACCHIONI

Archiwiato il Lodo Alphano si stanno ora cercando nuowe solvzionij per non phar processare Silvio Pernacchioni, il ns.rto hamato lyder (pr. lader). Si prophila un Lodo Pernacchioni apposito, in praticah tutti cvelli chesi chiamano SILVIO PERNACCHIONI nonpo tranno esse repro cessati cvalvncve cosa gly passa perla testa. "Eh vn ottyma legge" ahcom mentato Silvio "Davn sondaggio my risvlta chein Italia cisono 467 persone chesi chiama nocomemmè, e non gli avgvro dipas'sare tvtto cvello chestoh passan dojo costi cazzi digiu dicicomunistij". Genjale, genjale... grande Silvio!
 


NUOVA  MISVRA  CONTRO  LEWASIONE  PHISCALE

Genyale anche la nuowa trowata percom battere leva sione phiscale: loscon trino sarah avtomatica mente vn (9) grattewincy. Saranno in paglio uichents in vna delle 7 wille in Sardegna del n.trs hamato Silvio, oppvre notti di sexo con la nonna del commercjante chevi rilashia ildocv mento. Che cvlo, eh?


ASSVNTI  I  PRIMI  300  PRECARIJ  NELLA  SQUOLA


Trecento precarij della squola sono stati assvntij inpian tasta bile dal Gowernoh. Inma teria la minestra della Pvbblica Distrvzione Gelmini ah detto: "Stiamo assvmendo inor dine alphabetico, qvindi nel'larko di 34 annij arriveremo anke aki ah ilco gnome checo mincia perZeta". Bene, syamo contentij. Nonsi potrebbe phare unec'cezione per chi di cognome fa proprio Precario edinome Lvcio Svlpicio? Svdaj, vno sphorzino...


PIUH  RICCHE  LE  TREDICESIME

Letre dicesime saranno cvest'anno piuh ricche dicirca trenta (30ntah) evri. Tvtto cvesto sarebbe per'ri lanciare y consumi'j. E diphatti sononel dvbbio sv come spenderei 30 (tren'ta) evri inpiuh. Settimana a Sharmel Sheik o stvpendo tovr (pr. tu'u'r) sulla Transiberjana'a a -47 in wiaggio versolo riente erito'rno? Oppvre uikent a Senmoorizz o svlle newi di Campigna prowincia di Phorlih? Sonodi sperato, maiav'vta vna shelta di cvesto typo'o.

L'INSEMINATORE CIOCIARO. Anno 2012 di Nostro Sygnore e 48 dall'introdvzione dell'Irpef. Non si phanno prigionieri e nemmeno abbonamentij. Se volete arretratij almo dico prezzo di 34 evri cada vno inwiate le vs.re rickieste ah: inseminatoreciociaro@vaticancro.org.

postato da: phederpher alle ore 20:29 | link | commenti (6)
categorie:
sabato, 14 novembre 2009

Cinquant'anni di Asterix il Gallico

Asterix: la nascita dal genio di Goscinny e Uderzo nel 1959 d.C.

L'estate 1959 è piuttosto afosa. Il modesto edificio di Bobigny è soffocante. Piazzati sul terrazzino, di fronte ai maestosi alberi verdeggianti che nascondono il vasto cimitero di Pantin, René e Albert "fumano" in tutti i sensi. I portacenere sono eternamente pieni, i bicchieri di pastis eternamente vuoti. I due amici, cicca all'angolo della bocca, ridacchiano per una qualche idea bislacca, delirante o volgare, sopraggiunta ad attenuare per pochi istanti la tensione. Intanto Sylvie, una bimba di tre anni, s'infila tra le gambe di René, poi si aggrappa a quelle di suo padre e pilucca un'oliva, partecipando con ciò, inconsapevolmente, alla riflessione più proficua della storia del fumetto contemporaneo. «Rifacciamo una cronologia storica: dammi le grandi fasi della nostra storia» chiede René. L'idea era stata già adottata per certe loro vecchie vignette. Coscienzioso com'è, ridarella a parte, Albert attacca col paleolitico. Ma... paleolitico uno, paleolitico due, per mancanza di acquirenti l'uomo delle caverne non viene aggiudicato. Posando il bicchiere di pastis sul tavolo, il disegnatore fa: «E poi vennero i galli...»L'altro lo blocca al volo con una sfilza di battute sull'epoca gallica: l'idea c'é, forse... Le mani si mettono in movimento, le parole si accavallano, le sigarette vengono spente per poter prendere degli appunti. In fatto di Storia dei galli, la cultura dei due è pari a quella del francese medio: Vercingetorix, mitico capo dai capelli lunghi e biondi e i baffi, si arrende un giorno a Giulio Cesare. Tutto qui. Ma i due vogliono concedersi il lusso di riscrivere la Storia: tentazione irresistibile per dei comuni mortali. E allora... no, nel 50 a.C. Cesare non conquista proprio tutta la Gallia: a resistere ancora e sempre all'invasore c'è un piccolo villaggio popolato da cuginetti di Vercingetorix, i cui nomi difatti finiscono in "ix": stravolta a dovere l'ortografia francese, il dizionario Goscinny-Uderzo ha dalla sua la forza dell'evidenza. L'esplosiva scintilla che scaturirà dalle loro strisce parte tutta da questa trovata iniziale: un villaggio di irriducibili, assolutamente verosimile, nato dalla fantasia di due sensibili fumettisti e inguaribili sognatori.

Un ebreo dell'Europa dell'Est franco-americano-argentino e un gallo-romano figlio di un emigrante italiano reinventano così, su un terrazzino a Bobigny, la tradizione gallica più appassionante, più divertente e più caustica che ci sia. Bel colpo dopo vent'anni di sogni nel cassetto e otto di amicizia e speranze condivise! I primi nomi attribuiti ai personaggi sono oggetto di nuove spiritosaggini : Asterix, Obelix, Abraracourcix, Assurancetourix... René è un vulcano di idee. I personaggi principali avranno nomi che cominciano per "A", nel rispetto dell'ordine alfabetix... ehm... alfabetico. L'oroscopo di agosto di Renè e Albert dev'essere stato ben carico di promesse, in quel 1959! Nemici giurati dei galli saranno i Romani, trattati da zimbelli e costretti a subire con fatalismo la loro incapacità di sconfiggere l'ultima sacca di resistenza gallica.

Una breve riflessione e René conclude che i loro nomi finiscano in "us", la qual cosa riserverà la sorpresa di non pochi gustosi patronimici. Ma come fa il villaggio a contrapporsi alle legioni romane, numerose e ben fornite di armi come sono? È la genialità di Albert a fornire in tutta naturalezza la soluzione del problema: una pozione magica messa a punto, anzi... cotta a puntino, dal druido del villaggio, il saggio, il sapiente, l'onnisciente Panoramix.
A neanche quindici anni dalla fine della guerra, mentre Charles de Gaulle, eroe della resistenza e simbolo dell'orgoglio gallico, torna da vincitore alla guida del suo Pese, la creazione di Asterix, superando gli angusti limiti del racconto a fumetti, è in perfetta sintonia coi tempi. I primi schizzi dei personaggi inventati dal disegnatore offrono, con taglio umoristico, una versione divertente e coerente dei guerrieri gallici. Asterix dev'essere un "piccoletto" dal fisico poco invidiabile, un tipo volutamente studiato in modo che gli si possano facilmente attribuire le caratteristiche del temperamento gallico: è infatti brontolone, testardo, rissoso e buontempone... Fin dalle prime tavole emerge un altro personaggio: è alto, ha un bel pancione, porta menhir sulla schiene e ha un'ascia alla cintola, ha l'aria placida e gioviale. Questa "spalla", che René adotterà con convinzione solo alla seconda avventura, si chiama Obelix. La configurazione dei ruoli e dei tratti del carattere si precisa meglio in breve tempo e nelle storie seguenti Asterix diventa un eroe senza macchia e senza paura, il cui unico handicap è costituito dal fisico mingherlino; Obelix, con la sua aria pacioccona, riassume su di sé un'infinità di difetti franco-gallici coi fiocchi: è ingordo, attaccabrighe, permaloso, irascibile, intemperante...

Quest'articolo, firmato da Bernard de Choisy, è apparso sulla pubblicazione celebrativa della Mondadori "Asterix: Questo si che è un anniversario" in occasione del trentacinquenario della creazione dell'eroe gallico.

 

Breve storia di Asterix
29 ottobre 1959. Sulle pagine del numero uno di Pilote nasce Asterix, il personaggio a fumetti francese più famoso di sempre, e probabilmente uno dei più conosciuti al mondo intero. In questi quarantuno anni Asterix ha vissuto le più fantastiche avventure, girando tutto il mondo sempre in compagnia del fido Obelix, e aiutato spesso nelle sue imprese dagli altri membri del famoso villaggio Gallico che “rifiutò di arrendersi a Cesare!”

Indomito, caparbio, dal grande cuore e dal robusto appetito Asterix incarna da subito i tratti del francese medio, e non può fare a meno di conquistare il cuore di tutti, grandi e piccoli.

Autori di quella storia furono due giovani ma già affermati autori, René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni). I due si conoscevano già prima di realizzare Asterix. Il binomio Goscinny-Uderzo nacque infatti già nel 1951 con il primo personaggio Jehan Pistolet. Seguirono tra gli altri "Luc Junior", "Benjamin e Benjamine", e il più famoso "Umpa-pà", che si può definire il precursore più diretto di Asterix come impostazione delle gag comiche e riuscita complessiva del personaggio.

Ciononostante, l’immediato e indiscutibile successo di Asterix prese alla sprovvista i due, che da quel momento in poi si ritrovarono legati mani e piedi alle gesta del piccolo gallo scorbutico e dal nasone.

Dal 1961 fino al 1976 "Le avventure di Asterix & co.", uscite prima a puntate su Pilote, verranno ripubblicate con cadenza annuale o addirittura semestrale in alcuni periodi (dal 1965 al 1970 di seguito, e nel 1972) in albi cartonati di 48 pagine, che, in un certo senso, appartengono alla storia del costume francese. "Asterix e i Goti", "Asterix e Cleopatra", "Asterix e i Bretoni", "Asterix legionario", "Asterix alle Olimpiadi". Tutti capolavori che appartengono di diritto ad una biblioteca ideale, non solo della Bande Dessineé, ma del fumetto mondiale. Nel 1967 viene prodotto il primo film di animazione dedicato ad Asterix. Inizialmente pensato per la TV, viene dirottato a un certo punto sul grande schermo. Successo travolgente. In Francia alcuni “druidi” distribuiscono pozioni magiche ai bambini che attendono di entrare in sala. In Germania addirittura incassa più dell’attesissimo “Libro della Giungla“ di Walt Disney.
Nel 1968 esce il secondo film “Asterix e Cleopatra”. Una volta tanto un film che non tradisce lo spirito del fumetto da cui è tratto. Anche perché Goscinny e Uderzo partecipano in prima persona a tutte le fasi di progettazione (storyboard, dialoghi, ecc…). Ma il 5 novembre 1977 René Goscinny ci lascia. Asterix è finito? No. Nel 1979 in un volume esce la raccolta "Asterix e i Belgi", ultima opera del duo, e nel 1980 Albert Uderzo annuncia al mondo che proseguirà a narrare le gesta di Asterix, assumendo in prima persona anche il compito di sceneggiatore. Fonda le Edizioni Albert René e parte con "Asterix e il Grande fossato", opera forse ancora un po’ incerta, ma che fuga i timori di una fine prematura della saga. Nel frattempo era stato prodotto anche un terzo cartone animato “Le dodici fatiche di Asterix”, e negli anni ’80 ne vengono realizzati altri tre.

A un personaggio che ha dimostrato di potere, unico in Europa, competere alla pari con i pesi massimi della Disney rimane un ultimo traguardo. E anche questo viene raggiunto nella primavera del 1989, quando alla periferia di Parigi viene inaugurato il Parco di Asterix, risposta francese a Disneyland. Ora Asterix ha veramente un villaggio “vero” in cui rifugiarsi quando vuole festeggiare con gli amici la fine di un’avventura.
E cinquant'anni dopo siamo ancora qui. L’ultimo volume ci ha fatto scoprire anche i genitori di Asterix e Obelix, PRALINA e GELATINA. Album che ha battuto tutti i record di vendite in Francia con milioni di copie. Albert Uderzo ha annunciato che questo album sarà l’ultimo. A settant’anni passati si sente vecchio e vorrebbe porre fine a questa saga. Forse sarà così. Forse Asterix sta per arrivare al termine del suo cammino. Anche se cominciamo a pensare che il mito di questo personaggio sia ormai così radicato, sia in Francia che all'estero, che qualcuno potrebbe farlo risorgere presto grazie alla potenza del digitale.

 


postato da: phederpher alle ore 12:56 | link | commenti (3)
categorie: cultura, fumetti, asterix, compleanni illustri
mercoledì, 11 novembre 2009

Cinque anni senza Luigi Veronelli

 

Lo scorso 24 settembre a Gualtieri, nella Bassa reggiana, presso l’Osteria della Merla "Sua Nasità" è stato ricordato da compagni e amici in una emozionante serata non proprio da astemi. Ecco l’intervento di Gianni Mura, frizzante penna sportiva di Repubblica e grande amico di Luigi Veronelli, che riprendo in forma parzialmente riassuntiva da A-Rivista.

 

Ciccioli, citazioni di Prampolini e Fourier, affettati misti, tortelli di zucca, “Bella ciao” come al cimitero di Bergamo, ma allora era la banda degli Ottoni a Scoppio e stavolta un mandolinista di 84 anni (molto vispo però) e un chitarrista di 75, minestra di trippa (facoltativa), una quantità impressionante di bottiglie di Lambrusco di tutti i tipi (chiaro, scuro e scurissimo: il migliore), anticipazioni, ricordi, guanciale di vitello brasato. Così, a poco più di cinque anni dalla morte, a Gualtieri hanno ricordato Sua Nasità. L’osteria della Merla gli ha dedicato una delle tre salette, la più piccola e raccolta. Sui muri ci sono foto, pagine autografe di Gino, quadretti disegnati col vino, mappe di un immaginario paese e sculture di un artista locale, Diego Rosa. Gualtieri, lo sapete tutti, è il paese di Antonio Ligabue, ma anche del sarto Umberto Tirelli (il Lambrusco lo producono gli eredi) e di Giovanna Daffini, leggendaria cantante popolare scomparsa giusto quarant'anni fa. Siamo qui per ricordare un uomo che molti sembrano aver fretta di dimenticare. E già questo, oggi come oggi, basterebbe a rinforzare la voglia di ricordare.

C’è Andrea Ferrari, libraio di Reggio, c’è Marc Tibaldi, uno dei suoi discepoli degli ultimi anni, un discepolo vero nel senso che non l’ha mai tradito né pugnalato alle spalle, come altri invece hanno fatto. Un altro di quelli veri è Andrea Bonini, assente giustificato perché sta cercando, tra mille difficoltà, di fare vino in terra di Palestina. Da ultimo parlo io, un po’ preoccupato perché mi sembra che gli altri abbiano già detto tutto ma è questione di un attimo e mi passa.

Il tema è preciso, secco, delimitato: “Veronelli politico”. Che Veronelli avesse molta simpatia per l’anarchia è dato per scontato, ci sono molte affermazioni inequivocabili dell’interessato in merito, e del resto il suo ultimo messaggio firmato, con occhi quasi spenti, era diretto alla Fai di Reggio Emilia. Lo disse in tv ai tempi della trasmissione con Ave Ninchi, e fu estromesso dalla Rai senza dare tanto nell’occhio, ma non se ne lamentò mai. In tempi più recenti, da Chiambretti, in un contesto molto serio sui valori dell’uguaglianza, trovò il modo di dire che tutti i peggiori tiranni della storia erano astemi, mentre Bakunin si faceva le sue quattro bottiglie al giorno e in più aveva un’attività erotica notevolissima. Un paio di volte Veronelli, che non amava il Pci, fu tentato dalle sirene craxiane ma seppe resistere la prima volta e fu ben consigliato la seconda dalla moglie di un amico. “Gino, ti voglio troppo bene e non riesco a sopportare l’idea che tu vada in galera”. “Va bene, mi hai convinto. Brindiamo alla non disponibilità”.

Luigi Veronelli nella sua cantina

La Cellula Veronelli

Mi colpisce l’età variegata, dai 18 ai 90. Questo 24 settembre 2009 non segna solo l’inaugurazione della saletta ma anche la creazione della Cellula Veronelli da un’idea dell’oste, Giuseppe Caleffi. Niente di impegnativo o di vincolante, niente tessere. Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è. Chi c’è può bersi un bicchiere, o più d’uno, in pace o in compagnia, può rileggersi Veronelli, può scrivere, se vuole, sul quaderno dei passanti. Chi c’è, se vuole, può bere le bottiglie con l’etichetta dedicata a Gino. Lambrusco di varietà Fogarina (sì, quella del diridindindin, di Teresina ’mbriaguna e, naturalmente, di Giovanna Daffini). L’etichetta è bianca, con pochi tratti di rosso e di nero. Quattro bicchieri di rosso salutano dagli argini del Po la barchetta di Veronelli che va verso il mare aperto. È semplice l’etichetta, gli sarebbe piaciuta. Molti credono che gli scrittori di enogastronomia siano portati ad esaltare il foie gras, l’astice, i vini di lusso, e per alcuni è vero, per Veronelli no. Si è grandi anche innamorandosi di una minestra, di una frittata, di un bicchiere di vino appena spillato dalla botte e dichiarando che il peggiore dei vini contadini avrà un’anima, rispetto a quelli industriali.

Era già una scelta di campo. Come altre, alcune non piaciute a molti anarchici. L’idea della De.co, perché la certificazione della qualità di un prodotto passava per un’autorità, il sindaco. Gino vedeva lungo, anche quando quasi cieco, e sapeva, conoscendo la rapacità delle multinazionali, che gli ogm sarebbero stati sdoganati, che ci sarebbe stata una fioritura di mozzarelle danesi, passate di pomodoro cinesi, Parmigiani-reggiani argentini, e sempre meno cacao nel cioccolato, sempre meno frutta nei succhi di frutta. Nei suoi scritti, il contadino era diventato vignaiolo, che acquistasse visibilità e consapevolezza, che scrivesse in etichetta Mario Rossi e non più Rossi Mario, che si liberasse anche graficamente dal servaggio in ordine alfabetico della scuola e del servizio militare.

Era una scelta di campo laurearsi in Filosofia, essere assistente di Emanuele Bariè e collaboratore di Lelio Basso. Una scelta inventarsi editore, coi soldi dell’eredità paterna, e pubblicare i socialisti utopisti francesi, ma anche, libertino e libertario com’era, il Marchese De Sade. Fu il primo, in Italia. E fu condannato a tre mesi in appello per pubblicazione oscena. E il rogo di tutte le copie di quel libro (“Historiettes, contes et fabliaux”, da lui stesso tradotto) fu l’ultimo, in Italia. Era il 1957, accadde nel cortile interno della questura di Varese e Gino guardava il rogo, rideva e batteva le mani. Con una ferita dentro: “Il Mondo era il mio faro, Mario Pannunzio il mio punto di riferimento. Gli scrissi prima del processo sperando che si dichiarasse contro un’iniziativa liberticida e lui mi rispose seccamente: non mi occupo di pornografia”.

Luigi Veronelli ai fornelli

Quel rogo in Questura

Pubblicò anche poeti d’avanguardia (“La ragazza Carla” di Elio Pagliarani). Finiti i soldi dell’eredità, campò tre anni come direttore di una stazione invernale, al Tonale. Gli piaceva la montagna ma anche la caccia subacquea (“ma senza pinne e senza respiratore, altrimenti il pesce è troppo svantaggiato”). Aveva una biblioteca di diecimila libri, un centinaio scritti da lui. Tra i primi, la “Guida ai vini d’Italia”, editore Casini, nel 1961. Per più di quattro secoli, dai tempi di Ortensio Landi, nessuno si era cimentato in un lavoro del genere. Non sopportava l’ottusità della burocrazia, ha litigato con quasi tutti i ministri dell’Agricoltura succedutisi nel dopoguerra, ha intentato tre processi alla Coca-Cola chiedendo lumi sugli ingredienti. Non li ha vinti ma nemmeno persi, ed è già un risultato. Altra scelta, per comunanza d’idee e di obiettivi, l’avvicinarsi con spirito giovane e fraterno ai ragazzi dei centri sociali, da Brescia a Verona a Milano, e ovunque lo chiamassero a parlare di Critical Wine, del prezzo-sorgente, di Terra e libertà. Aveva una cultura prodigiosa e un forte senso dell’amicizia. Citava a memoria Rambaldo di Vaqueyras e Brecht (“sempre pronto a una nuova idea e a un antico vino”). Sperava di avere il tempo di tradurre Apollinaire e non l’ha avuto.

"Hombre vertical", l’ho definito a Gualtieri e l’avevo definito al cimitero di Bergamo. Cinque anni senza Veronelli permettono di misurare la sua prodigiosa e multiforme attività culturale attraverso la mediocrità del presente e il vuoto che ha lasciato. È sparito il più grande baobab della pianura. Ma già sulle Apuane un cavatore anarchico ha scelto un bellissimo pezzo di marmo per la lapide che nell’ottobre 2010 sarà murata su una parete della Casa del Popolo di Massenzatico. Per ricordare il piacere della libertà e la libertà del piacere. Tra un anno a Massenzatico andrà in scena La cucina della Locomotiva. Forse ci sarà anche Guccini. Sicuramente ci sarà Veronelli.

Gianni Mura

 


domenica, 08 novembre 2009

L'INSEMINATORE DI VITERBO - Anno 2, numero 77

Ebbene sì, oggi siamo a Viterboh dowe ab'biamoa perto la nos.ra 1a Philiale al'lestero, cioeh phuori Roma. Cè stato un ricko cocker con vn (1m) sacco di inwitatij, cera per sino il Wescowo.Etut'to cvesto lo dob'biamo a woj qe cj segvite con cvra, cj.


AP'PROVATA  LA  RIPHORMAH  SANITARIAH  INA  MERICA

Ebbenessì, Obama Bin Laden celah phatta adap'proware la riphorma sani taria che coprirah i 36 maglioni dia mericani che nonce lawewano. Sono peroh esclusi spagnoli, messicani, messigatti, portoricani, portorigatti, hawajany, alaschesi, e immigratti wary da altre partij del monto. In pratica circa 50 maglioni circa. Ep'perqi cosih si risparmia, echecaz, mica eh shemo Bin Laden...

LOCSE  DICE  CHE  LITALIA  EH  AL  TOPO

L'OCSE (Organo Cazzvto di Santarini Elio, detto Gigi) ah dichiarato che litalia eh al topo della ripresa eche lacri siormaj è alle spalle. Preoccvpato ilcom mento di Marrazzo, ecs gowernatore democritico dellazio: "Crisi? Non so chi sia, e in ogni caso non la voglio alle spalle, si sa may". Troppo tardi, Mar, nonsi chvde lastal ladopo che so scappati y buoj. E maj phare i conti senza l'OCSE.

ENTRA  IN  PHUNZIONE  IL RICAZZIPHICATORE  DI  ROVIGO

Inavgvrato upphicialmente il ricazziphicatore allargo deldel tadel Poh, inpro winciadi Rowigho. Presente il Presd.lKon's SILVIO PERNACCHIONI che sieh coNplimentato conseh stesso per lajuto morale prestato e per cvello che lvj stesso puoh dare in phvturo: "Il ricazziphicatore eh vn (4w) gran depas sodel Nostro Paese ver solavtonomia energetiqa, ejo stesso contribviroh personal mente, venendo spesso quy a ricazziphicarmj visto chea 73 annij troNbo ancora comevn 20tenne. Porteroh conmeh anche cvalke bald... ehm, amyca con cuj phare baldorja, cosih ci ricazziphikeremo insiemeh, ehe". Grande Pernacchioni, a 73 anny eh ancora lih svl pezzo... ma come pha?

NUOWAE  DIZIONE  DEL  GRANDE  PHRATELLO

Eh iniziatah su Banale 5 (rete Merdaset) la nuowae dizione del Grande Phratello, cheques'tanno pre senta con correnti particolar mente dotatj di QI. Eccoil cast, o casc, o cracr: GIOVANNI da Bolzano, anni 23, hobby pesca svbaquea, lingve cono shiute tirolese e cadorino. Grande phan di Sandra Miloh. MARIELLA di Cavarzere, anni 34, disoqvpata, al terzo mese dige stazione di 2 (o tre) gemelli che chiamerah Silvio, Piersilvio e Marina. RODOLPHO da Ponte'dera, anni 19, ballerino di lapdens ed experto nel risuc... ehm, di pablic relescion. GENIOVEFFA da Chiavarj, anni 22, ballerina di lapdens e spigliata'a'nimatrjce di notti chiaverecce. Grande pha'n della bionda che urla ada Mici di Maria De Philippi e che mostra letette. GIUDA ISCARIDIOTA, anni 2012, attore cult della TV Palestinese doveri copre vn rvolode cisivo nella sit-com "Dodici uomini a zonzo". IVAN da Trewiso, anni 37, detto il Terribile, visto che sidi verte aspu tare svlla nvca del nonno di 89 anny im'mobile svlla sedi'a'rotelle'e. Et inphine, lasp bat not lest, MIRIAM da Civitavecchia, anni 51, scaricatryce diporto e inventryce (o inventora) dial cvne delle best... best words piuh vsate dai colleghi'i & colleghe'e dove lawora. Vuoi mantare acasa qualqno inpar ticolare che tistah svgli zebedej? Telephona a Banale5 a cvesto nvmero in sowraiNprexione (chenon poxo dare pervia della praivacsi) dowe declineraj name, cagname, indirixo, codice phiscale e nvmero di scarpeh. Ese cvello che wotj vien'eli minato winci vn uikent per2 sul phiume Ob (Siberia). Checculo, eh?
Bene! Edeh di nuowo con noj il Proph. Taddejs che ci sphornerah vn nuowo detto sv cvj ah stvdiato allvngo, eci rende rah piuh colty. Pregoh.

Grazie. Allora, mie' car'ignoranty, oggi esa mineremo il phamoso detto "VIETATO CALPESTARE Y PHIORJ". Phrase giah nota nel'lantikitah, inphatti la troviamoad dirittvra nel Codice del Re Hammurabi, al passo 893, tavoletta 1378: "E si pha inoltre diwieto achi entrah nelpa lazzo Reale dical pestare y phiorj, pena trenta scvdisciate nei coglioni'j esegvite dallo Schiavo Ursvs, che prowederah poj a sodomizzarwi come sideve". Cisono inoltre tracce nel'labib'bia in Geremia 3:24, in Salmy 67:11 e Proverby 34:17. Ildetto eh cvindi antichissimo, le phonty sono centinaja di migliaja di miglioni di migliardy, e io a stoppvnto mi so rotto ico gliony e sene vole tesa pere dipiuh, andate su Wikipedia che jo me sostvphato.

Grazie, prophessore, seNpre esavriente egentiliximo. Eun onore awerla connoj.


L'INSEMINATORE di VITERBOH ti eh stato oppherto da


o28
usa anche tu PRECARICARD
la nuova carta di credito
comoda, veloce, leggera

postato da: phederpher alle ore 17:36 | link | commenti (11)
categorie: teologia, attualitĂ , linseminatore romano
giovedì, 05 novembre 2009

A Bologna si dice...

Bene, non per fare il "maestrino", ma ogni tanto un ripasso dialettale ci vuole. Questa volta l'excursus è in dialetto bolognese. La prima volta che andai a Bologna fu durante i luttuosi fatti del marzo 1977 per la visita di leva all'Ospedale Militare. Quell'anno caput mundi del mio tragitto terreno iniziai col teatro dialettale, e col tempo conobbi i più bei nomi del teatro in dialetto felsineo. Ho un ricordo tenerissimo di un signore che si chiamava Franco Frabboni, grandissimo attore sia brillante che drammatico, specializzato nel tradurre in bolognese le commedie del mitico Aldo De Benedetti. Costui fu autore di più di 80 testi durante la prima metà del 900 tutte ambientate nell'ambiente dell'alta borghesia, con lo scopo di farne conoscere le tante contraddizioni e i segreti a volte più inconfessabili. Franco recitò fino a quasi 80 anni con grande vigore, spalleggiato da sua moglie, e capitanando un gruppo con un nome che era un programma lapidario: "Bulagna in dialett". Ora Franco non c'è più e purtroppo anche il gruppo si è sfaldato. Ma torniamo a noi. Il tema di oggi è la crisi. A Bologna detto termine si può rendere in Plòmma, Rèna, Clènnica, Boletite, sinonimi anche di MISERIA. Tali termini si possono inserire in frasi idiomatiche quali: Avair una plòmma ch'la fà i cinèn (avere una miseria da far figli), ...ch'la bala al tarscàn (avere una miseria che balla il trescone, vecchio ballo campagnolo), ...ch'as i pògia cànter la biziclatta (avere una miseria tale che si può appoggiare sulla bici), ...ch'la fà al falesster (...che fa le scintille), per finire con la poetica Avair al furmig ch'al veinen fòra da la spartùra zigànd (avere le formiche che vengono fuori dalla madia piangendo, nel senso che è vuota). Sono frasi che rendono solo in parte la fantasia spesso surreale del dialetto bolognese, specificità comune, del resto, a tutti i dialetti del nostro Paese. Chiudo con un incredibile Ai amanca sanper dsnòv gòbbi par fèr un franch (ci mancano sempre diciannove soldi per fare una lira, che era divisa in diciotto, reminiscenza dell'antica lira del Regno d'Italia). Insomma l'augurio per tutti, in bolognese, è quello Ad cavess d'int i blàc, letteralmente "cavarsi dagli stracci", cioè dalla crisi. Perchè se non ci pensiamo da soli, hai voglia di aspettare chi. E adesso sgommo che stasera sono a Bologna, appunto. Ad maiora!!

martedì, 03 novembre 2009

Ciao carissima Alda, addio Vecchia Milano

Anche Alda Merini ci saluta. Una delle più grandi poetesse del XX secolo, con una vita travagliatissima e romanzesca. L'ho incontrata solo una volta, nel 1993, quando fu ospite del Premio Letterario Vallesenio a Riolo Terme, organizzato dalla mia grande amica e poetessa sublime Giuliana Montalti. Sbaglia chi pensa che con l'Alda se ne sia andata solo una poetessa. E' la vecchia Milano che se ne sta andando, quella dei Navigli, dove lei abitava e che io ho conosciuto quasi vent'anni fa. La Milano delle case a ringhiera. La Milano dei "trani", le vecchie osterie fumose chiamate così perchè ideate nel primo Novecento da immigrati pugliesi della zona di Trani, appunto. Luoghi dove si beveva a pochi soldi, dove sentivi il dialetto milanese vero, un magnifico impasto di dialetti padanocelti e vecchio longobardo. Ce ne sono pochissimi ormai, in gran parte spazzati via già dagli anni 80, dalla Milano da "bere", regno quasi personale di Bettino Craxi, del suo pupillo Paolo Pillitteri, che fu sindaco, e poi dal suo sodale Silvio Berlusconi. La Milano della Finanza, che non conosce regole. Anche la zona dei Navigli è cambiata. Ora ci sono locali alla "moda", belli ma assolutamente uguali a milioni di altri sparsi per il mondo. E c'è un fiume di cocaina che scorre, tanta. Resiste il vecchio Circolo Anarchico dei Malfattori, forse l'ultimo vero testimone di com'era la zona del Naviglio Pavese, un corso d'acqua carico di gloria, dato che all'epoca degli Asburgo Milano era uno dei primi PORTI d'EUROPA grazie ad esso. Rioccupato il vicino Centro Sociale Conchetta, dove ci sono le memorie del grande Primo Moroni, mitico fondatore della libreria "Calusca", che anche l'Alda ha frequentato per anni. Grande intellettuale libertario, amico fraterno di nomi mitici della cultura Europea del dopoguerra. Ma oggi siamo alla vigilia dell'EXPO del 2015, e quindi via questo ciarpame, perchè bisogna essere innovativi, tecnologici, all'avanguardia. E rialzare questo cazzo santissimo di PIL. Comunque, il funerale dell'Alda è domani pomeriggio in Duomo, per chi di voi è di Milano e ci può andare. Funerale di Stato per l'Alda, che sopravviveva col sussidio Bacchelli in un appartamentino da cui rischiò di essere buttata fuori tre anni fa, perchè la sua zona è sotto "ristrutturazione". Mi vien da vomitare. Vi lascio con una sua intensa poesia, "A tutte le donne". Che la polvere ti sia lieve, Alda.

Fragile,  opulenta  donna,

matrice  del  Paradiso,

sei  un  granello  di  colpa

anche  agli  occhi  di  Dio,

malgrado  le  tue  sante  guerre

per  l'emancipazione.

Spaccarono  la  tua  bellezza

e  rimane  uno  scheletro  d'amore

che  però  ancora  grida  vendetta,

e  soltanto  tu  riesci

ancora  a  piangere,

poi  ti  volgi  e  vedi  ancora  i  tuoi  figli

poi  ti  volti  e  non  sai  ancora  dire

e  taci  meravigliata...

e  allora  diventi  grande  come  la  Terra!

 

 

merini_alda


postato da: phederpher alle ore 20:57 | link | commenti (19)
categorie: poesia, milano, , alda merini, naviglio pavese
domenica, 01 novembre 2009

L'INSEMINATORE DEMOCRITICO - Anno 2, numero 76

Organo upphiciale del Nuovo Partito Democritico. Nvmero specjale inoc'casione dellel'ezione del nuovo Segretario Samuele Bersani. Dyrettore impallinato Dott. Alcyde Brvnazzi. Trallallero trallallà, e stasera si phesteggia andando tvtti a trà!
 
RISVLTATIJ  DELLE  PRIMARJE

Samuele Bersani nuowo segretario con 1897654 votij; il Rag. Phranceschini secondo con 789665 votij e terzo il Proph. Marino con 455344 votij. Poi ci sono gli autsaider: Topolino con 1345 votij, Paperino con 678, L'uomo Pistola con 45 e Alcide Brunazzi con 4. Molto delvso il Brunazzi che sperava di svperare almeno Topolino o L'uomo Pistola, ma ci riproverah, state certi, il Brvnazzi eh vomo tvttodvn pezzo...


PARTITO  DEMOCRITICO  IN  CRISIJ  A  ROMA

Il cazzo di Marraz... ehm, il caso di Marrazzo getta cvpe oNbre sulla moralitah dei pollitici al'loNbra del Coloxeo. Sv tvtte le vocij si erge cvella dell'SS. Pappa che ha detto oggi all'Omelette in Piazza Sanmpietroh: "Marazzo e stato catifo e imprudenta. Se folefa uscire dal solito transtrans con sva moglieh bastafa chietere a noi... gli si prestafa unchie richetto o vna (8) gvardia swizzera che tanto sono qua a non fare un cazzo, seNpre sia lotato!". Eggià, a Marrà, perchè non ahi chiesto a vecchio buon Sepp?


CRISI-REINPAXTO  NEL  PARTYTO

Dopo lesito del voto, RUTTELLI ah deciso di phare le valigiue e andare nei casini dell'UDC. WALTER BIDONI ora eh in Aphrica, MASSIMO DALEMULLAH pare sia incinta per un grosso incarico evropeo'o, e inoltre vi sarebbe il rytorno di ROMANO BRODI. Soddisphatto il lader di FORZA MAFIA, SILVIO PERNACCHIONI: "Perphetto! Messo cosih il Partyto Democritico eh praticamente dej nostry! Vna wolta tolto dai maroni l'Italia dei Malori e Tony Di Pietra non cj saranno piuh ostacoly, non cj!". Bella prospettiwa, sih...


PARTITO  DEMOCRITICO  IN  CRISIJ  ANCHE  A  PHIRENZE!

Scoperchiata la cvpola appharistyca del Partito Democritico, con mezza vecchia givnta indagata per tangentij e collvsionij con costrvttori edilizij. Indagato anche il mytico Ass.sore CIONI, quello delle mvtande, e preso di myra daglio mosexuali conlo slogan: "Più frocioni e meno Cioni". E meno male che a Phirenze ci si pherma ai phroci...

o12B
Sì,  ormai  eh  phatta!
Iscriwiti  anqe  tuh  al
Nuowo  Partyto  Democritico (R)!

Avanti, pezzo di qmunista, cas'petti?


postato da: phederpher alle ore 15:11 | link | commenti (6)
categorie: samuele bersani, ss pappa, linseminatore democritico